la vita è troppo corta per rimandare

La vita è troppo corta per rimandare

Premessa.

Questo post non vuol essere in alcun modo una mancanza di rispetto nei confronti di chi sta male o di chi ha perso una persona cara.

Io stessa ho perso una delle persone che più amavo: mia sorella.

È morta mentre la tenevo per mano dopo una notte infernale in cui nemmeno l’ossigeno riusciva più a farla respirare.

E l’immagine della morte che viene a prendersela non riesco proprio a levarmela dalla mente.

È cambiato il mio approccio alla vita da quel giorno?

Mah, di sicuro è cambiato il mio approccio alla morte. Mi fa paura.

Riguardo alla vita, invece, non saprei. Continuo ad esserle poco riconoscente.

Ho smesso di tormentarmi con problemi inutili e prendo il tutto molto più alla leggera rispetto a come facevo in passato, questo sì.

Il che potrebbe avere il suo lato positivo, peccato che nel mio caso mi ha completamente portata fuori strada.

Mi comporto come se avessi davanti a me tempo a volontà.

Non sono più focalizzata.

E da questo punto parte la storia che sto per raccontarti.

Qualche giorno fa mi è caduto lo sguardo sulla libreria della sorella del mio compagno.

“Magari c’è qualcosa che può interessarmi”, ho pensato.

Nessun libro mi attirava fino a che non mi è capitato tra le mani un libricino dal titolo “La vita è troppo corta per rimandare”.

Di sicuro non il mio genere eppure è riuscito a incuriosirmi, nonostante a primo impatto ho pensato che potesse essere l’ennesimo libro un po’ new age da invasati.

È il libro che ha scelto me.

Forse di una semi seria riflessione sulla vita e sulla morte ne avevo bisogno.

“Interrompete un attimo la lettura, abbassate il libro e immaginate di sapere che tra non molto morirete. Come giudichereste la vita finora vissuta? Rifletteteci con calma, abbiamo tempo”.

Io l’ho fatto. Ho abbassato il libro e ci ho riflettuto.

A pensarci bene forse mi sarei potuta divertire di più.

 

Ma alla domanda

Cosa fareste sapendo di avere ancora diciamo… un anno di vita?”

mi sono trovata un po’ spiazzata.

 

L’autrice prova a comportarsi per un anno proprio come se avesse una scadenza e con un po’ di ironia spiega come è riuscita a trasformare la sua vita.

Non avevo mai pensato a questa cosa e improvvisamente un anno mi sembra poco, pochissimo tempo.

Questa vita che do per scontata.

Questa vita che a volte insulto e verso la quale mi capita di essere ingrata e con la quale spesso sono incazzata.

Ma davvero se mi restasse un anno di vita continuerei ad essere così stronza e irriconoscente nei suoi confronti?

Persisterei nella mia acidità?

Cosa vorrei fare nei 365 rimanenti?

Cambierei l’ordine delle priorità?

Ho fatto tante cose nella mia vita ma ne vorrei fare ancora tante altre.

E allora cosa aspetto a farle? Di sapere che non ne avrò più il tempo?

Sento di essermi un po’ arenata e ho bisogno di uno scossone.

È arrivato settembre e si dice sia il momento giusto per tirare le somme.

Io, invece di tirare le somme, ho deciso che voglio provare questo piccolo e ironico esperimento di felicità, come qualcuno l’ha definito.

E vediamo cosa ne esce.

 

 

 

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