reclusione con risvolti inaspettati

Una reclusione con risvolti inaspettati

La reclusione forzata ai tempi del coronavirus sta riuscendo ad avere dei risvolti positivi. Va bene magari parlare di positività in questo momento è troppo. 

Diciamo che la reclusione forzata sta avendo, nonostante tutto, dei risvolti inaspettati.

Se non altro mi sta offrendo del tempo in più da utilizzare a piacimento.

Sto riuscendo a dedicarmi a tutta una serie di cose che di solito tendono a passare in secondo piano.

Tra cui, per esempio, terminare il corso di inglese iniziato mesi fa e il creare ordine attorno a me.

Ieri sono salita nel solaio di mia zia per sistemare delle cose e mi è caduto l’occhio su un vecchio baule di legno. L’ho guardato tante volte in questi anni ma mai mi è venuta la curiosità di aprirlo.

Ieri invece ho tolto tutte le cose che c’erano appoggiate sopra e l’ho aperto.

E così all’improvviso mi sono vista catapultare direttamente negli anni novanta, gli anni della mia adolescenza e da ieri sfoglio ricordi.

Libri di latino e greco del liceo, quaderni e diari di mia sorella, libri della collana 1000 lire, cassette, videocassette e alcune smemo.

Non ho idea del perchè quel baule fosse pieno di tutte quelle cose che non ricordavo nemmeno di avere.

La prima cosa che mi sono chiesta è stata perchè avessi ancora i libri di latino e greco dell’ultimo anno di liceo? Perchè non li ho venduti?

A suo tempo devo aver pensato che forse un giorno mi sarebbe piaciuto sfogliarli e riprendere lo studio di due lingue ormai dimenticate. In realtà nel corso degli anni a tratti ho riprovato interesse verso il greco (non per il latino). Interesse che però non si è mai concretizzato nel prendere in mano un libro e ripassare qualcosa.

La seconda cosa che invece ho pensato è stata cosa stessi facendo in quello stesso giorno nel 1996, 1998 e 1999 (gli anni delle smemo ritrovate).

Ho sempre annotato solo le cose principali, spiegate a grande linee. Tipo l’11 marzo 1999 ho avuto tre ore di tema, sono stata interrogata in biologia e la sera ho litigato con i miei. Ma per dire, non ho nemmeno scritto il motivo del litigio (sempre ammesso che ci fosse).

Poi col tempo ho perso l’abitudine di scrivere anche queste piccole cose, ho smesso di comprare la smemo che ho ricomprato solo quest’anno dopo anni.

Perchè contavo in un 2020 carico, pieno di energia e volevo annotare ogni giorno i progressi nel sistemare la mia vita. E niente, alla fine l’Italia intera si trova in quarantena e devo aver fatto male i miei prognostici.

Ho un’amica, invece, che conserva tutte le sue smemo da quando penso andava alle medie. Scriveva tutto ciò che le accadeva durante la giornata, nei minimi dettagli e alla fine ci ha fatto un programma radio (euphosca).

In questi giorni di reclusione cerco di fare più cose possibili. Sto riprovando vecchie ricette, come i biscotti al cacao e tahin e ne sto provando di nuove.

Ho letto con entusiasmo il mio primo libro sul kaizen. Studio marketing. Approfondisco il discorso della fotografia. E poi quando ho voglia di una boccata d’aria vado sul bancone e rileggo qualche pagina dei vecchi diari e i vari fogliettini e lettere che scambiavo con le mie amiche. 

Alcune, tra l’altro, fanno ancora parte della mia vita e ne sono orgogliosa.

E alla fine mi sto rendendo conto di quanto sia bello scrivere cosa sta accandendo oggi per poterlo rileggere poi.

 

 

 

 

 

 

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