Istituto Padre Beccaro

Istituto Padre Beccaro a Saltrio, Varese

GITA IN UN LUOGO ABBANDONATO

Istituto Padre Beccaro: da hotel di lusso a triste collegio. Un’altra storia da scoprire.

Dopo Consonno il fascino dei luoghi abbandonati continua ad attirare la mia attenzione.

Mi è stata chiesto il motivo che (mi) spinge a visitare questi luoghi, considerate tutte le cose belle che si possono vedere e fotografare in giro.

Certo, questi luoghi non sono belli ma hanno un fascino intrinseco, a volte spettrale.

Trasudano anche loro di storia.

Come sono nati, cosa sono stati e perchè sono stati abbandonati, lasciati a se stessi e dimenticati.

All’Istituto Padre Beccaro ci sono capitata per caso.

facciata dell'Istituto
facciata dell’Istituto

 

Io e il mio compagno eravamo in realtà partiti con l’idea di visitare l’ Istituto Luraschi ma il navigatore ci ha portati qui.

Abbiamo scoperto che i due posti sono vicini ma google maps porta per entrambi nello stesso posto.

Lascio l’Istituto Luraschi per un’altra occasione.

Iniziamo la storia.

È il 1912 quando a Saltrio, un piccolo paesino in provincia di Varese che si trova nelle vicinanze del confine svizzero, si inaugura il Grand Hotel Prealpi, un albergo di lusso.

Qualche anno dopo, però, con lo scoppio della prima guerra mondiale, viene trasformato in ospedale militare e successivamente in collegio gestito da suore.

Ed è così che nasce l’Istituto Padre Beccaro.

Qui trovano ospitalità figli di caduti della Seconda Guerra Mondiale o figli con genitori in servizio militare.

Riguardo a ciò che effettivamente succede nel collegio non si sa molto.

Non sono riuscita a reperire molte informazioni, per esempio nemmeno su chi avesse fatto costruire l’hotel e penso che prima o poi farò un giro all’archivio storico.

Qualcuno descrive il “soggiorno” lì come uno dei periodi più bui della sua vita,  qualcun altro parla di trattamenti molto rigidi da parte delle suore.

Sembra che addirittura i bambini fossero costretti a lavorare per produrre bic e mollette.

Sulla pagina Facebook dedicata ai reduci dell’Istituto ho letto commenti di questo tipo:

    Chissà se la storia in giorno renderà giustizia dei motivi x cui eravamo tutti obbligati a pene così severe di carattere esistenziale!?

Quando si montavano la penne Bic, è ci facevano il bagno nelle vasche in cemento nel locale caldaia o lavanderia .

Con i tubetti di vetro dove si mettevano i ricambi e poi chiusi con tappino di plastica che spaccava il vetro esquarciava le dita ??? Poi le biro da montare cin la molla r tutto il resto ?? Fatti , ero in 5 , anno65

e altri commenti qui:

A 6 anni mi toccava persino mettere la cera ai pavimenti e fregarli per farli diventare lucidi. Ho le mani tutte rovinate dalle schegge di vetro, in quanto ci facevano lavorare a mettere i refil delle penne Bic in piccolissimi contenitori, che venivano chiusi con un tappino, con il pericolo che si rompessero, e il vetro si conficcasse nella carne.

oppure qui:

ai miei tempi assomiliava molto ad un lager.Non ho dei bei ricordi dove ho passato ,purtroppo, la mia infanzia.

Però c’è anche qui scrive così:

Come ci si stava? L’asciando perdere la barzelletta degli orrori, uscivamo da una guerra disastrosa, la nostra vita non era certamente di lusso, ma non abbiamo mai sofferto la fame.

A me vengono i brividi ma c’è chi sostiene che all’epoca questi metodi erano la normalità.

Sarà… 

Comunque le cose sembrano essere migliorate nel corso degli anni.

La struttura chiude nel 1990 e da quel momento cade in uno stato di abbandono.

interni dell'istituto
interni dell’istituto

 

Oggi restano edifici dismessi.

Vetri rotti.

Pavimenti cosparsi di escrementi di capra.

istituto padre beccaro
istituto padre beccaro

 

Quel che resta dell’altare che oggi dicono essere usato per riti satanici.

I piani superiori non sono nemmeno più agibili, anche se c’è ancora qualcuno che ci sale, a suo rischio e pericolo, per fotografare la vista spettacolare.

Nella casa del custode, che è di più recente costruzione ma pur sempre in stato di abbandono, ci sono un lumino e dei fiori in ricordo di un ragazzo che qualche anno fa proprio lì ha deciso di togliersi la vita impiccandosi.

Sarà suggestione, ma appena sono entrata nella casa del custode ho provato una strana sensazione di brivido.

È un luogo che mette un po’ di tristezza.

Il sole e il colori di un autunno che sta per arrivare hanno di sicuro allietato la visita.

 

 

 

 

 

 

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