Consonno

Consonno, la città fantasma in provincia di Lecco

GITA FUORI PORTA

La storia tragica e un po’ fuori dalle righe di questo piccolo borgo agricolo ha inizio nei primi anni sessanta quando da tranquilla frazione di 300 persone viene trasformata nella città dei balocchi.

Un eccentrico imprenditore milanese, un certo signor Conte Bagno, decide di comprare Consonno per trasformarlo in una sorta di Las Vegas brianzola.

Sfrattati gli abitanti e demolite le loro abitazioni iniziano a sorgere edifici dalle forme più strambe.

E poi ristoranti, negozi, attrattive di vario tipo, sale da gioco, appartamenti da vacanza, fontane e anche una balera.

Nel progetto del Conte c’è addirittura l’idea di un circuito automobilistico, che però rimarrà appunto solo un’idea.

“A Consonno il cielo è più azzurro” e “A Consonno è sempre festa” recitano gli striscioni di benvenuto per chi arriva.

Consonno. Il benvenuto arrugginito
Consonno. Il benvenuto arrugginito

L’imprenditore ritenta il rilancio dell’area negli anni ottanta, con scarsi risultati. E il borgo si trasforma di anno in anno sempre più in ciò che è adesso: una città fantasma.

Consonno, dettagli
Consonno, dettagli

Oggi restano edifici pericolanti e fatiscenti, quasi inglobati da una vegetazione selvaggia e si respira un’atmosfera surreale.

Consonno, quel che resta
Consonno, quel che resta

Pareti piene di graffiti e scritte. Vetri delle finestre rotte. Sporcizia (sì, purtroppo c’è anche questa). Silenzio spettrale e vista mozzafiato.

Consonno, la terrazza
Consonno, la terrazza

Osservo, fotografo e provo a pensare a come potesse essere quel luogo durante il suo periodo d’oro.

Faccio fatica ma me lo immagino decisamente pacchiano.

Luci, colori, musica.

Vedo persone del mondo dello spettacolo accorrere. E poi ancora gente sorridente e curiosa che arriva sfrecciando una Fiat 128 per provare l’ebrezza del divertimento no stop.

Coppie rilassate che osservano il panorama mano nella mano.

Gente scatenata nella balera e gente che compra improbabili souvenir nei negozi della galleria.

Consonno, dove un tempo c'era la galleria con i negozi
Consonno, dove un tempo c’era la galleria con i negozi

Mah, chi lo sa com’è stato davvero.

Vederlo adesso mette un po’ di tristezza.

Consonno, la terrazza
Consonno, la terrazza

Ricorda a grandi linee la la Teufelsberg a Berlino. Con la piccola differenza che a Berlino sono riusciti a trasformare un luogo dismesso in un’attrattiva turistica con tanto di biglietto di entrata.

Qui invece è proprio tutto lasciato a se stesso e sembrano esserci tutti i presupposti per un continuo peggioramento.

Consonno, dove un tempo c'erano gli appartamenti
Consonno, dove un tempo c’erano gli appartamenti

A me la gita comunque è piaciuta ed è l’ideale per chi è attratto da luoghi misteriosi e abbandonati.

Forse avessi visitato Consonno in una giornata autunnale o di pioggia sarei riuscita a respirare maggiormente quell’atmosfera di abbandono e desolazione.

Con il sole splendente si è percepita un po’ meno ma di una cosa sono sicura. Che non lo visiterei mai di notte.

Consonno, quel che resta
Consonno, quel che resta

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!