ansia da lockdown. Un cesso di anno

L’ansia da lockdown è tornata a bussare alla porta

E FORSE ERA PREVEDIBILE

 

Se ne parla ma non c’è ancora nulla di certo. Resta il fatto che l’ipotesi di un nuovo lockdown è nell’aria.

Per anni non ho avuto la televisione in casa, vivevo all’estero e la politica italiana la seguivo a distanza. Poi sono rientrata in Italia (e non posso di certo dire che sia stata una tra le mie idee migliori) e guardare i telegiornali è diventata un’abitudine quotidiana che immancabilmente mi fa restare il pranzo sullo stomaco.

Suvvia, non sono dei telegiornali. Sono dei bollettini di guerra. Il Tg5 in particolare è un’escalation di tragedie, sfighe e catastrofi. È raro sentire una buona notizia.

È appena terminata un’estate di feste, vacanze, menefreghismo generale e gabbie aperte. Mi è capitato di vedere alcune spiagge libere ad agosto in cui la parola distanziamento era solo un vago ricordo.

Poi è arrivato l’autunno e con esso la tanto temuta seconda ondata.

E siccome questa nuova ondata in qualche modo era stata prevista, mi chiedo cosa sia stato fatto per prevenirla. Va beh, non entro nel merito.

Il numero di contagi ha iniziato a salire giorno dopo giorno, le terapie intensive hanno ricominciato a riempirsi, è stato reintrodotto l’obbligo della mascherina anche all’aperto e via di nuove limitazioni per bar e ristoranti.

Un altro lockdown non ce lo possiamo permettere ma se si va avanti così sarà inevitabile, dicono.

Io ho ricominciato a dormire male e svegliarmi più volte durante la notte.

Ho ricominciato a sentirmi demotivata e priva di entusiasmo. Confrontandomi con altre persone mi sono sentita meno sola, perchè questo malessere è abbastanza diffuso.

Essere felici e sereni al momento è più un optional che la regola.

Le epidemie sono sempre esistite e a noi è capitata questa. Nel corso della storia sono state debellate malattie tremende, sono stati trovati vaccini e la medicina ha fatto passi da gigante. Si troverà una soluzione anche questa volta.

Non si sa quando ma si troverà. Ma nel frattempo cosa succede? Cosa si fa?

Da mesi ormai non riesco a fare nemmeno un passo in avanti. È tutto talmente precario, indefinito e poco chiaro che sì, forse è meglio non fare nulla. Mi sento mancare la terra sotto ai piedi.

Che poi non è solo l’ansia del lockdown, che a voler vedere sarebbe l’ultimo dei mali, ma anche la preoccupazione per il virus, la paura di contrarlo o la paura che qualcuno dei nostri cari possa ammalarsi. La preoccupazione per il lavoro.

L’anno scorso ricordo che mia zia aveva messo le mani avanti dicendo “Il prossimo anno è bisesto. Anno bisesto, anno funesto, lo sai?”.

“Si va beh zia dobbiamo tener conto ancora di queste credenze??”.

Questo 2020 passerà alla storia come l’anno funesto per eccellenza.

Un cesso di anno.

Meglio non aggiungere altro.

P.S: la foto è stata scattata in un pomeriggio di inizio autunno mentre veniva smontata una spiaggia attrezzata

 

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