L'Italia nove anni dopo
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Ritornare in Italia dopo nove anni: prime considerazioni

o meglio l’Italia nove anni dopo

Cosa si prova ad essere tornati in Italia? È la domanda che da quando sono tornata spesso mi viene posta.

Sono tornata da pochissimi mesi, ho lasciato la Germania dopo nove anni perchè ero stanca. Credevo di aver scritto un articolo a riguardo che mi rende conto solo ora di non averlo fatto.

Mi sento ancora destabilizzata e sono ancora lontana dal poter ritrovare un mio equilibrio. Ci sono ancora molti aspetti da difinire, mi sto abituando a un nuovo ritmo e a una nuova mentalità. Si può parlare di escursione mentale?

Perchè sì, se è vero che sono italiana è anche vero che vivere all’estero mi ha cambiata (credo di essere cambiata in meglio, ma lascio agli altri il giudizio). E così come se è vero che io sono cambiata, è anche vero che l’Italia è rimasta un po’ ferma.

A volte ho come la sensazione che sia simile alla foto che scelto. Con charme ma vecchia.

Quando tornavo in vacanza non lo notavo molto, sarà che mi mancava talmente tanto che riuscivo a cogliere solo gli aspetti positivi. Ora che ci vivo di nuovo gli aspetti positivi continuo a vederli ma a cadermi proprio davanti agli occhi sono quelli negativi.

Lasciamo perdere il discorso politico perchè davvero mi sembra che abbiamo a che fare con una politica da baracconi e penso che di fronte ad essa ci sia solo da essere indignati.

Accantoniamo il discorso politico e parliamo di alcuni aspetti della vita quotidiana.

  • Abbiamo perso il senso civico in Italia? O non lo abbiamo mai avuto? Qualcuno mi deve spiegare perchè devo farmi il segno della croce ogni volta che cerco di attraversare le strisce pedonali. Cioè quando ci fanno preparare per l’esame di scuola guida non ci insegnano che il pedone va fatto attraversare?
  • Il segno della croce però dobbiamo farcelo anche ogni volta che decidiamo di usare la bicicletta, perchè se il pedone non ci piace, il ciclista o chi sceglie di muoversi in bicicletta ci piace ancora di meno.
  • Macchine, troppe macchine. Passino le piccole realtà dove comunque si potrebbe fare qualcosa, ma città come Milano o Roma (ma non entro nel merito perchè non la conosco così bene) secondo me dovrebbero prendere esempio da città che ne so come Copenaghen o Berlino. Usare la bicicletta come mezzo di spostamento dovrebbe essere motivo di vanto per una città che vuole essere al passo con i tempi.
  • Non vogliamo le bici? Facciamo almeno in modo di avere dei mezzi pubblici efficienti e incentiviamo la popolazione ad usarli.
  • La regola del ti frego prima che tu possa fregare me continua ad essere presente e non mi piace.
  • In Italia ci sono dei luoghi, paesi, borghi stupendi. Si respirano cultura e arte ma facciamo davvero fatica a valorizzare la bellezza da cui siamo circondati.
  • Il problema più grosso sembra essere quello dei migranti. Si parla (quasi) solo di questo. Ma siamo proprio sicuri che il Problema sia proprio questo?

Vorrei un’ Italia che puntasse sull’innovazione e che non facesse tagli all’istruzione ma che investisse il più possibile in essa. Un’ Italia dove si possa andare avanti per meriti e non per favoritismi. Che invogliasse la gente a restare nel proprio paese e a impegnarsi per migliorarlo, non ad andarsene.

Un’Italia volta al business, che invoglia a investire, che favorisce le imprese, che si preoccupa di creare oppurtunità di lavoro e di crescita. Un’Italia concorrenziale, in grado di essere competitiva sul mercato se non mondiale almeno europeo.

A volte ho la sensazione di vivere in un paese perso, un po’ alla deriva.

Ci sono giorni che voglio andarmene di nuovo e altri in cui penso che forse questa Italia qualcosa da affrirmi oltre al buon cibo ancora ce l’ha.

Perchè mi sto rendendo conto che ci vuole più coraggio a restare che ad andarsene.

Non so quale scelta prenderò, per il momento porto avanti i miei progetti, scrivo, leggo, mi informo, mi guardo attorno, continuo a studiare il tedesco e ho scaricato alcune app come Hello talk perchè mi sono resa conto che il parlare in un’altra lingua un po’ mi manca.

 

 

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