Berlino
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Milano Berlino andata con ritorno dopo nove anni

C’eravamo tanto amati.

No, non parlo dell’amore tra due persone ma parlo dell’amore verso il luogo in cui si vive.

Sono arrivata a Berlino all’inizio di ottobre del duemilaedieci con una valigia da stiva e un bagaglio a mano e riparto con un centinaio di scatoloni ma pochi mobili.

Non lo so se nove anni in una città possano considerarsi tanti o pochi ma per me hanno rappresentato una grossa fetta della mia esistenza.

Non ci sono arrivata per un motivo in particolare. L’avevo visitata qualche giorno e mi era piaciuta. Lui mi ha proposto di trasferirci e io in quel momento della mia vita avevo talmente tanta voglia di cambiamento e di dimostrare a me stessa che ero capace di fare altro rispetto a ciò che stavo facendo, che lo avrei seguito in qualsiasi città mi avesse proposto.

Così ho chiesto un’aspettativa di undici mesi al lavoro e alla fine ci sono rimasta per nove anni.

Non avrei mai immaginato di trasferirmi all’estero, considerando che per le lingue non sono mai stata molto portata. Oltre poi al fatto che sono una persona molto abitudinaria e poco propensa al cambiamento.

O almeno, credevo.

Ho amato Berlino alla follia. Il suo essere alternativa, il suo essere trasandata ma al tempo stesso raffinata. Ho amato i suoi parchi, i suoi spazi verdi, la Teufelsberg. Le birre a pochi euro, gli Späti, le vecchie Kneipe con l’odore di fumo impregnato in ogni angolo. I falafel, i negozi turchi e quelli arabi. Le biciclette. I musei, i teatri, le mostre. La verdura senza sapore. E ancora i mercatini di Natale che di artigianale non hanno nulla, il Glühwein mit Amaretto e tutte le parole impronunciabili che ho imparato a dire.

Ho fotografato la torre della televisione da ogni angolazione, sono passata una volta alla settimana per tutti questi anni dall’installazione Molecule man e ogni volta se ne sono rimasta incantata, così come ho visto una volta alla settimana il muro passandoci in macchina e ogni volta ho pensato quando poco mi piacesse.

In questi anni ho visto Berlino cambiare, sotto molti (tanti) punti di vista in peggio sotto altri in meglio. Soprattutto però sono cambiata io e a poco a poco quell’amore forte è andato affievolendosi fino a trasformarsi quasi in odio.

Sì, sono arrivata ad odiarla perchè il prezzo che ho dovuto pagare per rincorrere i miei sogni è stato troppo alto e problema dopo problema ho iniziato a chiedermi se tutto ciò avesse un senso. Ho collezionato lunghi periodi in cui sono successe una serie di eventi tragi-comici dopo l’altr0. Appena riuscivo a tirare il fiato succedeva qualcosa di nuovo. E sono arrivata al punto di non poterne più.

Uscendo di casa ho iniziato a sentirmi un pesce fuor d’acqua. Le mille sfumature di grigio del cielo sopra Berlino hanno iniziato a pesarmi e a cambiare il mio umore.

Berlino sembra essere molto easy ma riesce ad essere molto dura. È in grado di portarti all’apice della felicità per poi rubarti fino all’ultimo goccio di linfa vitale.

Vivere una città è diverso rispetto al visitarla. Significa conoscerla, parlarne le lingua, ascoltarla, entrare nel vivo delle questioni lavorative e burocratiche. Ed è allora che o te ne innamori ancora di più, o la accetti così com’è o capisci che non fa per te.

E in questo momento della mia vita Berlino non fa più per me. Sono troppo stanca per continuare a vivere da espatriata. Ho pensato che più il tempo fosse passato più sarebbe stato difficile decidere davvero di chiudere un capitolo della propria vita per iniziarne uno nuovo.

Così decido di lasciarla, con qualche lacrimuccia certo(molte in realtà), perchè tutti questi anni non si cancellano. Guardo al mio futuro e riesco a vedere solo un grosso punto interrogativo ma dentro me so che è la scelta giusta.

Mi sto così ritrovando per la seconda volta a buttare all’aria tutto e ricominciare da capo. Mi ritrovo a impacchettare la mia vita, selezionando cosa deve venire con me e cosa deve rimanere qui.

Non rimpiango comunque di aver speso parte della mia vita qui perchè questa esperienza mi ha permesso di diventare la donna sicura di sé che sono diventata oggi e di questo ne vado molto fiera.

 

 

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