Il due di ottobre. Ricordi da Berlino
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Il due di ottobre, ricordo di una partenza

che porto stretta nel cuore

 

Il due di ottobre di dieci anni fa sono partita con solo una valigia e un bagaglio a mano alla volta di Berlino.

Avevo una gran voglia di cambiamento e di mettermi in gioco.

Sono partita senza sapere una parola di tedesco e nemmeno di inglese a dire il vero.

Sono partita con l’intenzione di rimanerci undici mesi e ci sono rimasta nove anni.

 

Ogni anno, il due di ottobre mi tornano alla mente tutta una serie di ricordi che mi piace ripercorrere. A volte ne manca qualcuno all’appello, altre volte invece riaffiorano particolari che avevo dimenticato.

 

Ricordo quando mi hanno comunicato che la mia richiesta di aspettativa dal lavoro era stata accettata. Era agosto, ero al mare e appena ho letto il messaggio è iniziato un aperitivo storico durato ore.

Ricordo i preparativi, le notti insonni prima della partenza, la paura mista a una grande eccitazione, le lacrime prima di andare in aeroporto, il volo in ritardo.

La scoperta di una città nuova, le mattinate a scuola e i pomeriggi trascorsi a studiare una lingua che a volte sa essere un po’ ostica.

Le parole impronunciabili, le declinazioni, i verbi messi alla fine della frase, le parole scritte in maiuscolo e i numeri detti al contrario.

I pianti dei primi mesi perchè non capivo quando le persone mi parlavano e io non riuscivo a spiegarmi.

Il dizionario sempre in tasca.

Mi tornano alla mente le biciclette, i giocolieri ai semafori, il karaoke a Mauerpark e i bellissimi parchi.

L’arte e la cultura che trasudano da ogni angolo, i musei, i teatri, i cinema indipendenti e il muro.

Gli späti, la birra più economica dell’acqua, i club e la musica elettronica.

Il kebab a colazione, l’odore di fritto di prima mattina, i ristoranti vietnamiti, i negozi etnici e i falafel.

La street art, le passeggiate lungo il canale e i tubi colorati.

La sbahn e la ubahn.

Il profumo della shisha, il sentir parlare diverse lingue e il mescolarsi di diverse culture.

I brunch domenicali, le kneipe ciminiera, i mercatini di Natale e il glühwein.

La libertà di poter essere chi si vuole.

 

Ho amato follemente Berlino.

 

Può capitare però che l’amore finisca e per quanto si possa provare a ricucire gli strappi, i sentimenti non riescono a tornare ad essere quelli di prima.

Non è detto che ci sia un motivo in particolare. Possono essercene svariati così come può non esserci una spiegazione vera e propria.

Delle volte si cambia e basta e non è detto che ciò che ci va bene a vent’anni ci vada bene anche a trenta o quaranta.

A volte anche quella maledetta nostalgia canaglia ci mette del suo.

E così giorno dopo giorno il cielo grigio sopra Berlino ha iniziato a incupire anche il mio stato d’animo e ho capito che quella città non faceva più per me.

Così come lei non poteva cambiare per me, allo stesso modo non potevo più cambiare io per lei.

Ho scelto di impacchettare di nuovo la mia vita, di chiudere un capitolo e ricominciare da capo.

Il percorso è ancora lungo e ne ho già parlato. Ci sono momenti in cui penso di aver fatto una stupidata nel lasciarla, altri in cui mi dico che se ho scelto di lasciarla di motivi ce n’erano.

E quei motivi mi ritornano ben chiari in mente.

Quel che sarà lo scoprirò strada facendo ma continuerò ogni due di ottobre ad alzare un boccale di birra in ricordo di una città che mi ha permesso di realizzare i miei sogni e che mi ha comunque permesso di diventare la donna che sono oggi.

il due di ottobre
..ve lo dico in via del tutto confidenziale. Il miglior falafel di Berlino lo potete trovare da Al Andalos sulla Sonnenallee…

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